Giro dei 4 Rifugi – Tolazzi – Lambertenghi – Marinelli – Wolayerseehutte

Monte Coglians

Monte Coglians

(Rifugio Tolazzi – Rifugio Lambertenghi -Romanin – Wolayerseehutte o Pichlhutte – Rifugio Marinelli )

MESE: luglio 2016

DIFFICOLTA’: E

PREPARAZIONE FISICA: **

TEMPO TOTALE ITINERARIO: 7 h

DISLIVELLO: 750 mt


Si tratta di un itinerario abbastanza lungo, ma, al contempo, vario e di grande soddisfazione, che include un trekking sostenuto, dove si susseguono repentini cambi di dislivello, sommato ad una passeggiata ad anello attorno al Lago di Volaia, di grande effetto panoramico. Il tutto, poi, viene arricchito dal Sentiero Spinotti, un percorso attrezzato, semplice ma di grande suggestione…si ottiene in questo modo un itinerario di giornata davvero appagante!

Vista del passo di Volaia

Vista del passo di Volaia

Il nostro intento era quello di abbinare questo percorso alla salita al Monte Coglians, e al Monte Crostis, in un weekend, con pernottamento al Rifugio Marinelli. A tal fine ci eravamo gestiti con gli orari in modo da raggiungere il suddetto rifugio verso sera.

Rifugio Lambertenghi -Romanin

Rifugio Lambertenghi -Romanin

Siamo partiti, quindi, dal parcheggio del Rifugio Tolazzi (1370 mt.), sito in località Collina, verso mezzogiorno di sabato: la giornata era fredda ed il vento pungente pizzicava il viso, ma il cielo era estremamente limpido. Da dietro al rifugio parte il sentiero CAI 144, che si inerpica abbastanza ripido nel bosco, nel qual caso si scegliesse di prendere la scorciatoia, oppure si presenta come una strada a tornanti, nel caso si optasse per una partenza più leggera. Entrambi i percorsi, poi, convogliano in uno stesso sentiero, seguendo il quale, a circa 2 ore dalla partenza, ci conduce al Rifugio Lambertenghi- Romanin (1975), situato in posizione dominante sul Passo Volaia. Da quassù il palcoscenico che si apre ai nostri occhi è a dir poco da mozzare il fiato: il gruppo del Coglians, di cui il massiccio detiene il primato di monte più alto del Friuli Venezia Giulia con i suoi 2780 mt, si erge imponente sul lato destro del rifugio, e si sviluppa con una serie di placche appoggiate, sulle quali quel giorno un corso di alpinismo stava tenendo lezione. Osservando con attenzione mi sono accorta che, personalmente, ciò che mi colpiva di più, oltre alla maestosità di questi antichi e saggi giganti di pietra, era il loro colore: una roccia che, attraversando tutte le sfumature del grigio, in alcuni punti riesce a diventare quasi bianca e diventa accecante se colpita direttamente dal sole. Su queste pareti il fenomeno del “carsismo” ha lasciato evidenti segni, o, più correttamente “decorazioni”: scannellature, campi solcati, docce, vaschette di corrosione, tutti appellativi tecnici per definire le fessure e i buchi più o meno grandi che si osservano su questo tipo di roccia. Essi rappresentano il risultato sbalorditivo dell’erosione dell’acqua su un terreno di matrice calcarea. Questi monumenti, abilmente plasmati dalla sapiente abilità di madre natura, finiscono per essere delle vere e proprie opere d’arte, esposte nel museo più facile da visitare, ossia quello della natura che ci circonda! Scusate la divagazione ma non si riescono mai a trovare le parole più giuste per descrivere tanta bellezza.

Wolayerseehutte o Pichlhutte

Wolayerseehutte o Pichlhutte

Una volta raggiunto il rifugio Lambertenghi, ci siamo diretti al vicino Lago di Volaia, situato sull’omonimo passo a 1951 mt., distante 5 minuti a piedi, che segna il valico tra Italia ed Austria. Quindi, arrivati fin qua, perché non sconfinare in territorio austriaco? Non si può resistere all’irrefrenabile voglia di andare a bere una buona birra in Austria… in fondo sono solo pochi passi… il rifugio Pichl è talmente vicino che pare di poterlo toccare!

Questa prima parte di itinerario, personalmente, la consiglierei anche come piacevole gita domenicale per famiglie, un bel giro per avvicinare i bambini alla montagna, ma senza esagerare con la fatica! Da adesso in poi, invece, l’itinerario diventa più faticoso e un po’impegnativo.
Dopo aver concluso la rilassante passeggiata attorno al lago (45 minuti circa), è giunto il momento di ripartire alla volta del quarto e ultimo rifugio della giornata, meta della nostra escursione: il rifugio Marinelli, sovrastato dal maestoso massiccio del Coglians! Dal rifugio Lambertenghi, scendendo sul sentiero CAI 144, ad un certo punto, ci siamo tenuti sulla sinistra, seguendo una deviazione (n.145) che, passando sotto le placche attrezzate, e, superando un piccolo nevaio, ci ha condotti all’attacco del Sentiero attrezzato Spinotti. E’ un itinerario molto divertente, per chi volesse anche l’emozione di avvicinarsi ad una semplice ferrata: in realtà, si tratta di una breve scala verticale e di un cavo, che, per la maggior parte dei passaggi funge da

Passaggio agevolato da scala di legno

Passaggio agevolato da scala di legno

corrimano. Non è assolutamente impegnativo come percorso, per quanto, dato che “la prudenza non è mai troppa” io consiglio, comunque, di utilizzare set da ferrata e caschetto di protezione. Considerando che si tratta di una zona parecchio frequentata e che la roccia, a tratti è molto friabile (si osservano numerosi ghiaioni…), c’è il rischio che frammenti di roccia si stacchino, colpendo chi si trova sotto di noi.

Finito il primo tratto attrezzato, si arriva su una sorta di sella ed il sentiero prosegue un’po’ in discesa e poi in falsopiano, costeggiando un ghiaione, seguito da un altro piccolo nevaio, che bisogna attraversare. Volgendo lo sguardo a destra, verso il declivio, si apre davanti a noi una splendida verde vallata, che fa spaziare l’occhio fino a condurlo a scorgere le piste da sci del Monte Zoncolan! Superato il nevaio, troviamo delle scalette in legno e, nuovamente, appare il cavo, che ci accompagna fino ad un’altra verdeggiante forcella: sei anni fa su questo prato avevo potuto ammirare delle bellissime stelle alpine, e porto questo bel ricordo ancora vivo nella mente. Ahimè, questa volta, le “amiche dei monti” non le abbiamo trovate, mi auguro più per colpa di una stagione non favorevole, piuttosto che a causa della loro estinzione…

Monte Zoncolan

Monte Zoncolan

Da qui, inizia una sorta di falsopiano ed il sentiero si insinua in un ambiente formato da placche di roccia calcarea: ci troviamo esattamente alla base del gruppo del Coglians. L’ambiente naturale, che si osserva, è molto particolare: chiazze di fresca erbetta verde e fiorellini (il giglio martagone e le genziane la fanno da padroni!) si alternano a blocchi di rocce bianche, scavate dall’erosione dell’acqua. Si sale, si scende, si scavalca, si risale, finché il sentiero diventa più armonioso. A seguito di altri saliscendi, si intravede, finalmente, una bandiera che sventola: sta ad indicare il rifugio Marinelli (mt.2122) …è vicino… manca poco! Il tempo di percorrenza dal rifugio Lambertenghi al rifugio Marinelli, per il sentiero Spinotti, è stato di circa 2 ore e mezza, forse 3, con le dovute soste per la documentazione fotografica!

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