Via Ferrata del Monte Chiadenis

(O VIA FERRATA DI GUERRA- versante nord-est, O VIA FERRATA CAI PORTOGRUARO –versante sud-ovest)


Vista dalla cima del Chiadenis

Vista dalla cima del Chiadenis

MESE: LUGLIO 2016

DIFFICOLTA’: EEA

VALUTAZIONE: ****

PREPARAZIONE FISICA/TECNICA: ***

TEMPO TOTALE ITINERARIO: 6 h

TEMPO TOTALE FERRATA (SALITA+DISCESA): 4h

DISLIVELLO: 650 mt


Eccoci qua per raccontare una nuova esperienza in ambiente montano!

Sentiero attrezzato dei Fortini

Sentiero attrezzato dei Fortini

Questo weekend Nelson ed io abbiamo deciso di fare visita alle bellissime cime della non distante Sappada (BL), per affrontare in giornata la Ferrata del Monte Chiadenis. Siamo partiti dalla calda Trieste in tarda mattinata, arrivando al parcheggio sottostante al Rifugio Calvi verso mezzogiorno… sole allo zenit, ma un piacevole venticello che avrebbe reso la salita meno faticosa! Piuttosto di risalire il già conosciuto e ripido (anni fa eravamo stati sul Monte Peralba) “Sentiero delle Marmotte”, questa volta, sotto suggerimento di Nelson (che non si oppone mai al fascino dell’ignoto…a differenza della sottoscritta.) abbiamo svoltato a destra al primo bivio dopo l’inizio del sentiero, seguendo l’indicazione “SENTIERO ATTREZZATO DEI FORTINI” ( per esperti). Ottima intuizione: si tratta

Sentiero attrezzato sotto il Chiadenis

Sentiero attrezzato sotto il Chiadenis

di un interessante itinerario molto panoramico che attraversa i resti di postazioni militari della Grande Guerra, passando lungo il fianco sud-orientale del Monte Chiadenis. Arrivati alla forcella, che domina il Rifugio (dove sono visibili postazioni militari della guerra ancora parzialmente intatte) l’occhio cade su una targa in bronzo in prossimità di un cavo d’acciaio, che porta la scritta” Via ferrata C.A.I. Portogruaro 1975”: ma come? Lo stesso monte ed una ferrata di nome diverso? Poi, informandomi, tutto mi è risultato più chiaro: da qui ha inizio la salita sud-ovest del monte Chiadenis e la ferrata prende il nome dal gruppo che ha ripristinato nel 1975 l’antica via attrezzata… inizialmente con una catena! Noi abbiamo deciso di percorrerla in discesa, mentre la via di salita prende il nome di “Ferrata del Chiadenis” o “Ferrata di Guerra” ed è quella che sale dalla parete nord-est, si tratta del percorso più classico, in quanto è meglio salire dalla parte più difficile.

Dopo circa un’ora di cammino dal parcheggio (anche meno escludendo le soste foto), abbiamo raggiunto il Rifugio Calvi, dove ci siamo concessi una breve pausa di ristoro, per poi ripartire alla volta del Chiadenis. Seguendo il sentiero n.132 in mezz’ora scarsa siamo arrivati al Passo Sesis, dove si trovano varie frecce di indicazione, tra cui quella che segnala la direzione verso l’attacco della salita nord-est del Chiadenis. Da qui, lungo un sentiero abbastanza esposto, caratterizzato da saliscendi continui e franosi a tratti, dopo una decina di minuti circa ci troviamo all’attacco della ferrata sotto l’imponente parete nord del Chiadenis. All’attacco (targa bronzea “via ferrata di guerra”) la mia prima impressione, guardando questa parete verticale che si innalza, è stata:” O mamma mia!” Già la partenza è molto atletica, e la forza nelle braccia combinata ad una buona tecnica, per salire questa via, risultano decisamente necessarie. Diciamo, che non la consiglierei ad un neofita della roccia… rischierebbe di arrestarsi al sorgere di una passione che riempie il cuore di emozioni…e sarebbe un peccato… Per gustare a pieno quello che la montagna vuole trasmettere, innanzitutto, bisogna salirla divertendosi, a cuor leggero… la paura, come non è una buona compagna di vita, non lo è neppure di via!

Torniamo a noi… inizialmente, la roccia è buona, abbastanza ruvida, con appoggi visibili, da subito sale verticale, si tratta di una ferrata che non lascia quasi mai il tempo per prendere veramente fiato… Il primo ostacolo che si incontra è un masso, incastrato trasversalmente, che bisogna superare (meglio da sopra!) e, al di là di esso, un passaggio in discesa molto esposto con cavo, parzialmente staccato… Per il resto della ferrata il cavo è ben teso, questo è l’unico punto in cui ho notato una certa trascuratezza di manutenzione! Da qui si inizia a salire il primo dei numerosi e ripidi camini del Chiadenis. La prima parte della salita è decisamente quella più ardua ed impegnativa sia da un punto di vista fisico (passaggi verticali, roccia liscia e levigata in certi punti…) sia mentale (numerosi sono i punti dove ci si trova in forte esposizione). Al termine del primo camino, che mette già alla prova, ci si trova in una strettoia verticale, per superare la quale serve una buona forza di braccia, in quanto la roccia è mancante di appoggi e appigli buoni. Io ero senza zaino, ma Nelson che lo portava, è riuscito a superare questo collo di bottiglia con non poche difficoltà, incastrandosi in alcuni punti. Quindi, se si volesse dare un consiglio: zaini piccoli, leggeri e poco ingombranti per la salita al Chiadenis! Si continua per verticali strette e abbastanza insidiose, facendo molta attenzione a non smuovere i sassi, in quanto ce ne sono molti di liberi che possono cadere, colpendo chi sta sotto di noi! Noi eravamo da soli, ma non sarebbe stata una salita divertente se avessimo avuto davanti altre persone, in quanto il pericolo della caduta sassi è notevole.

A volte si esce su qualche spigolo e poi nuovamente ci si immette in un altro canalone, in questo caso con alcuni manici in metallo che aiutano nella progressione. Siamo alla fine della cosiddetta parte più difficile, ma anche parecchio stanchi, quindi ciò che arriverà dopo risulterà altrettanto difficile… Da qui si apre una cengia molto esposta (a destra troviamo resti di fortificazioni della guerra), che, ad un certo punto scende. Poi, si passa dentro una sorta di corridoio chiuso sul lato dello strapiombo, si risale uno spigolo aereo e si arriva ad un terrazzo. Qui inizia l’ultimo camino verticale, che si affronta stanchi e desiderosi di arrivare in vetta al più presto, facilitato dalla presenza di staffe. Affrontata l’ultima facile parete arriviamo in vetta del tanto sospirato Chiadenis (mt.2459). Il panorama che si apre sulle montagne circostanti è sublime: ai nostri sguardi si staglia un anfiteatro spettacolare di possenti colossi di roccia: Peralba, Coglians, Antelao, Alpi Austriache! In vetta è presente una Madonnina ed il libro delle firme, di tutti coloro che dopo tanta fatica hanno potuto godere di questo dono …, tra le quali da oggi c’è anche il nostro nome!

Vista del monte Peralba dalla vetta

Vista del monte Peralba dalla vetta

Una faticosa salita ben ricompensata… ma ora, è tempo di scendere, è già tardo pomeriggio… e, come la salita non è risultata banale, non lo è neppure la discesa. La direzione è indicata dagli “ometti”, si affronta un primo tratto in cresta dove si alternano parti attrezzate a parti aeree senza cavo…. Da qui si comincia la vera e propria discesa, che, dopo una prima parte in quota, ad un certo punto la pendenza diventa parecchio verticale. Un alternarsi di paretine e placche più o meno insidiose (ed anche in questo caso forza nelle braccia e tecnica sono necessarie!) fino a raggiungere una cengia. Fino a qui sembra che il peggio sia passato e si tende a rilassarsi, ma sfortunatamente non è ancora il momento… l’ultimo tratto, appigliato ma esposto, seguito da una parete liscia, da affrontare in costante trazione e aderenza d piedi (presenza di un cavo e di una catena) ci conducono all’ultima facile cengia che finisce alla sella, dove ci sono i resti delle costruzioni belliche, di cui si parlava prima. Da qui tramite un facile sentiero in dieci minuti si arriva al Rifugio Calvi.

vista del monte Lastroni dal Peralba

vista del monte Lastroni dal Peralba

La nostra discesa è avvenuta durante il tramonto, erano le otto di sera ed eravamo ancora in parete, e anche l’orario ha reso questa esperienza ancora più suggestiva… un ricordo che ci accompagnerà per sempre.

In conclusione, e ovviamente il mio è un parere modesto che vuole fungere solo da consiglio, si tratta di un’escursione impegnativa, che necessita di una buona forma fisica e di preparazione tecnica, dove non bisogna trascurare il dispendio di energie necessario alla discesa.  Ferrata che sicuramente consigliamo, a chi ha già un po’ di esperienza, perché, non regalando nulla, si fa conquistare con l’impegno e la concentrazione, ma, poi riesce a riempire l’animo di entusiasmo una volta arrivati in vetta!

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